Ferrari 158 Surtees

Ho sempre avuto una passione sfrenata per le vetture degli anni 50/70, sia Formula1 che Sport. Ogni volta che mi è stato commissionato un modello di questo periodo, la voglia di rappresentare quella atmosfera da "corsa" di quegli anni ha acceso il mio entusiasmo. Il kit di Tameo della Ferrari 158 pilotata da John Surtees al G.P. degli USA del 1964 è stato da me già assemblato in passato ed è presente nella sezione Gallery . Un collezionista italiano mi ha incaricato di riprodurre il più fedelmente possibile una vettura che è ancora presente nei suoi ricordi di appassionato, ed io ho accettato con entusiasmo nonostante la ripetizione. Al tempo mi accorsi che l'assetto e soprattutto la carrozzeria non erano convincenti. La parte della carrozzeria in metallo bianco era troppo stretta ed alta nella parte finale rispetto alle foto d'epoca che la ritraevano. Per l'assetto si trattava di rivedere l'attacco delle sospensioni e di stabilire una nuova altezza da terra. Quindi il problema maggiore era la carrozzeria. Dopo molte riflessioni, la soluzione che si prospettava come la più efficace, era quella di ricostruire la parte in lamierino. Ho realizzato per prima cosa una matrice in resina per prototipi, sulla quale dare la forma al pezzo. Ma non corriamo. Procediamo per gradi......

La prima fase del lavoro è stata la pianificazione degli interventi e la realizzazione del telaio. Questo è costituito da innumerevoli fotoincisioni splendidamente realizzate in alpacca. Il materiale è facilmente lavorabile e saldabile a stagno. Tutto è stato saldato con attenzione, senza eccedere con lo stagno. Incredibile è la cura con la quale Tameo ha interpretato il telaio che all'apparenza potrebbe sembrare semplice, ma che richiede una precisione che oggi solo la TameoKit possiede. La sola difficoltà risiede nel posizionamento delle fotoincisioni che costituiscono le parti interne dei serbatoi anteriori, subito dietro la piastra della strumentazione. Nella foto il sedile già colorato è posto provvisoriamente. L'unico pezzo incollato in questa foto, è il serbatoio anteriore in metallo bianco lucidato.

La zona nevralgica del modello è senza dubbio quella del motore. Questa è in primo piano e si prende un terzo della vettura. E' qui che si concentrerà il lavoro di dettaglio. Devo dire che è stato molto difficile reperire la documentazione, e quella faticosamente reperita era discordante su molte parti del motore. Una volta stabilita l'architettura di base si parte con le modifiche. La prima riguarda le testate. A destra si vede l'originale del kit mentre a sinistra montata sul blocco motore si vede quella modificata. Infatti ho spianato i coperchi valvole dai dettagli di superficie, ho inciso due nervature parallele per ogni coperchio e ho forato in corrispondenza dei dadi che fissavano i coperchi stessi. In realtà le nervature erano in rilievo. Spero che l'effetto finale renda come nell'originale. Per livellare la finitura ho sabbiato tutto.

Una volta terminata la foratura dei coperchi ( 40 fori da 0,3mm !!) ho realizzato i condotti dell'acqua di raffreddamento. Nel kit sono in fotoincisione. Piatti, troppo posticci. Visto che amo complicarmi la vita ho preferito rifarli in filo di nickel da 0,5. E' stato un pò complicato collegare i singoli spezzoni a quello principale con il corretto angolo di saldatura. Alla fine ci sono riuscito al primo colpo. C'è un altro termine che si usa al posto di "fortuna", ma non mi sembra il caso di usarlo.....

La pompa della benzina. Del kit ho tenuto le lamelle che costituiscono il blocco di raffreddamento. La sezione centrale attorno alla quale venivano inserite le lamelle era in alluminio, impossibile da saldare. L'ho replicato tornendo un tondino di nickel silver. Ho saldato tutte le lamelle. Ho praticato un canale in testa al gruppo nel quale ho saldato un tubo di ottone da 0,6. Qui sto praticando un foro nel quale inserire un altro tubo di ottone. Questa architettura replicherà il percorso delle tubature del sistema di alimentazione.

Passiamo ai condotti dell'acqua di raffreddamento. Nella foto si nota la saldatura con argento dei tubi dell'acqua che provengono dal radiatore anteriore. Ho usato l'argento perché molto più robusto dello stagno e sopporterà meglio le piegature che dovrò effettuare per adattarlo alle testate. Una limata e sabbiata renderà più "leggera" la giunzione.

Il pezzo precedente è situato tra il motore e l'abitacolo. Si vede anche il piccolo condotto per il rabbocco che verrà fornito di tappo. E' collegato ai condotti delle testate da due tubi forniti di manicotto riprodotto con tubo in ottone.

Al centro, tra i due coperchi valvole, si dirama tutto l'immaginabile!! Collettori di aspirazione, doppia accensione e condotti dell'acqua....un incubo. Ho dovuto praticare 16 fori per testata per poter accogliere il tutto. A sinistra la testata ha ancora gli inviti per i fori delle candele come da scatola. Non và bene. Come ho già detto l'accensione era doppia con due candele per cilindro, quindi da rifare. A destra infatti ho chiuso gli inviti con una goccia di stagno. Massima attenzione....

Ecco quindi le candele, appunto sedici, due per cilindro. Il filo principale è da 0,28 inserito in un tubo di gomma da 0,5, che simula il cappuccio copricandela. Un primo test serve per tagliare a misura i cappucci per fare in modo che rimangano appena fuori dalla loro sede. Sono stati aggiunti anche i dadi di fissaggio dei coperchi valvole. Ho usato dei tondini di nickel da 0,3mm. Comincia a prendere forma.

I collettori di aspirazione. Nel kit sono replicati in metallo bianco, ma sinceramente sono piuttosto deludenti e neppure ricordano lontanamente quelli reali. Assolutamente stupende invece le piastre all'interno delle quali scorre la saracinesca dei tromboncini realizzata con tre fotoincisioni. Le ho saldare tra loro per ridurre al minimo lo spessore. I collettori invece sono stati rifatti piegando del tondino di nickel di 1mm e riproducendo la piastra intermedia con una striscia di alpacca lavorata successivamente per conferire la caratteristica forma. I tondini di riferimento per i tromboncini sono in ottone inseriti nei fori praticati coassialmente in ogni collettore. Il tutto saldato a stagno e sabbiato. il cambio è stato colorato con ripetuti lavaggi di marrone. Ho realizzato anche una sede per i dischi dei freni che mi aiutasse poi nel corretto allineamento dell'asse di trasmissione. E' in ottone. Ovviamente la batteria del kit è finita nella scatola dei pezzi da dimenticare. Era in metallo bianco ed è stata sostituita da una in plastica bianca che simula quella con la quale era fatta al tempo.

Uno dei pezzi davvero inguardabili, non molti in verità, forniti nel kit è senza dubbio l'alternatore. Tra l'altro questo particolare fa bella mostra di sé a destra del motore appena sotto le testate. Non si può non notarlo. Ammetto di aver meditato molto su questo pezzo. Alla fine sono riuscito a scomporlo nella mente e a replicare i pezzi che lo compongono. In alto quello della scatola. Sotto i pezzi con a destra la fotoincisione che riproduce la cinghia di trasmissione del moto dall'albero a camme. Il secondo pezzo in rame simulerà l'avvolgimento che si dovrebbe intravedere tra le dentellature ricavate dal tubo in alluminio che replicherà l'involucro esterno. Una descrizione più astrusa non potevo partorirla.....

I pezzi inseriti uno nell'altro e fissati alla puleggia con un tocco di stagno. Devo dire che non è venuta male. Si vede anche l'avvolgimento! Le notti insonni non sono state inutili.

Gli scarichi non sono belli da vedere. Si salvano gli splendidi terminali in alluminio tornito. Tengo questi ed il pezzo appena dietro e rifaccio i tubi in filo di stagno da 1mm. Una volta saldati attorno ad un filo di nickel da 0,5mm sono stati piegati seguendo le forme originali. I capi verranno saldati a barre di ottone forate.

I bracci superiori delle sospensioni anteriori sono replicati con fotoincisioni. Queste sono piatte, diversamente da come sono sulla vettura. Ho provveduto ad eliminare i perni creando un solco trasversale in corrispondenza degli stessi. In questo solco ho saldato un tondino di nickel da 0,7mm. Ho creato, sempre con stagno, lo spessore dando poi forma con lime e carta vetrata. La finitura lucida viene data con pasta abrasiva.

Le pinze dei freni sono abbastanza fedeli. Avrebbero dovuto avere uno spessore supplementare in corrispondenza dei pistoncini, ma avrebbe comportato il totale rifacimento. Mi sono limitato ad inserire i tubicini per il liquido e ad una sabbiatura per enfatizzare la ruvidità della fusione.

Proseguendo con i particolari sparsi, mi imbatto nella strumentazione. La scatola forniva dei particolari privi di incasso per il quadrante. Ho tornito nuovi strumenti in alluminio ai quali sono state aggiunte le cornici ricavate da tubi anch'essi in alluminio. Forati sul retro per accogliere l'innesto del cavo sono qui fissati su stuzzicadenti in attesa della verniciatura.

I cerchi mi hanno dato da pensare. A destra si vedono gli originali del kit. Sono costituiti da una faccia esterna in metallo bianco da incollare su un retro di alluminio tornito. Purtroppo il fatto di essere fusi in metallo bianco conferisce a loro una scarsa concentricità. Il bordo è irregolare, impreciso ed in alcuni punti ovalizzato. Ho deciso di rifarli partendo da un tondino di alluminio.

Tornendo all'interno i cilindri, ho creato un canale di appoggio che serve da supporto per la sezione centrale ricavata dai pezzi originali. Questi sono stati ridotti in circonferenza per poterli inserire all'interno. Sotto il cerchio scomposto, sopra tre cerchi assemblati.

I cerchi terminati. Il bordo è una fotoincisione che qui non è ancora fissata definitivamente. Prima è necessario rendere i pneumatici più realistici. I mozzo è una fotoincisione brunita e carteggiata in superficie per evidenziare i dadi di fissaggio ed il perno. Non sono ancora presenti le valvole di gonfiaggio.

Ora la parte più impegnativa. Dopo alcuni tentativi con l'ottone ho ripiegato su una lamina di rame da 0,4mm. Ho dato la forma su una dima creata in precedenza, lavorando il rame a freddo per mantenere la superficie più uniforme possibile. Sono due i pezzi che compongono la forma, uno superiore ed uno nella parte inferiore del muso. I due pezzi sono stati saldati con un lega a base di rame con un grado di fusione superiore rispetto allo stagno. Questo mi permetterà di saldare le altre parti senza patemi d'animo. Il bordo del muso è realizzato con filo di ottone anch'esso saldato.

Ecco il risultato di diversi passaggi. Complicate sono state le prese d'aria laterali realizzate con pezzi di rame sagomati e saldati. Sono state aggiunte le svasature in corrispondenza delle sospensioni anteriori, la paratia posteriore e rinforzi longitudinali e trasversali all'interno per conferire maggiore rigidità. In corrispondenza del bordo di apertura ho aggiunto all'interno un filo di rame che fornirà il supporto per il parabrezza. Ovviamente tutto è stato saldato.

Il test finale sul telaio mi rinfranca di un lungo e snervante lavoro. I continui test sulla simmetria hanno accompagnato tutta la lavorazione. Ora la prova della verità.....

Dopo aver dato una prima mano di washprimer a base di acido fosforico, ho steso uno strato abbondante di primer grigio monocomponente che rivelasse eventuali imperfezioni. Queste sono ovviamente presenti, ma meno di quanto fosse lecito aspettarsi. Con stucco silver Tamiya diluito con acetone ho corretto le imperfezioni e successivamente ho carteggiato per livellare. Una seconda mano di primer grigio ha uniformato la superficie.

Diverse mani di bianco neutro accuratamente carteggiate hanno preceduto la mano finale di PureWhite in bomboletta della Tamiya, come sempre dato ad aerografo. Gli smalti in bomboletta della Tamiya hanno una finitura molto bella e pigmenti molti fini. Il risultato in termini di brillantezza è veramente notevole. Le decal si adattano perfettamente anche alle nuove forme. Si noti come risultano ruvide superficialmente rispetto alla verniciatura. Dopo qualche giorno di riposo questo effetto tenderà ad attenuarsi. A questo punto la scocca è pronta per le mani di lucido.
Anche le fiancate hanno subito lo stesso trattamento: wash primer a base di acido fosforico, primer monocomponente, bianco lucido ed infine il blu di riferimento. Unico accorgimento la mascheratura della porzione che rimarrà metallo naturale. La fine rivettatuta obbliga ad una stesura del colore molto accurata limitando al massimo gli spessori di verniciatura.
Una volta che le decals sono posate, ho steso una mano piuttosto abbondante di trasparente epossidico. Ho voluto apportare delle modifiche al metodo di verniciatura, cambiando anche prodotti. Queste modifiche consistono nella prima mano di trasparente usando un bicomponente. Ho riflettuto molto su come potessi dare una copertura stabile e resistente alle decal, che mi consentisse di carteggiare senza problemi e di risolvere il difetto del ritiro che si presentava con il trasparente Tamiya. Nella foto si può notare come il trasparente epossidico una volta carteggiato, risulta opaco ed uniforme. Il gradino delle decals è scomparso ed il tutto è pronto a ricevere la mano finale di trasparente, questa volta il Tamiya.
Per il cofano motore ho preferito mantenere il pezzo originale, troppo lungo da replicare ed in fondo non ce ne sarebbe stato il motivo. Ho assottigliato quanto ho potuto, aprendo le piccole prese d'aria sulla sommità e allargando le aperture che accoglieranno le retine di protezione. Qui il pezzo si presenta con la mano di primer monocomponente ed alcune correzioni con stucco Tamiya diluito con acetone.
La strumentazione è piuttosto visibile una volta che il modello sarà terminato. E' quindi necessario aggiungere quei particolari che conferiranno realismo. Dietro ad ogni strumento ho fissato le fascette che lo fissano al cruscotto e i tubi nei quale inserire i cavi.
Comincia la fase di completamento del retrotreno. Ho apportato una serie di modifiche alla centina posteriore. La principale è l'aggiunta degli occhielli dove scorre la barra di comando dei carburatori. Per gli attacchi delle sospensioni ho dovuto realizzare i dadi esagonali partendo da un tubo di acciaio di 0,6mm di diametro.
Credo che anche il più piccolo dettaglio contribuisca in maniera determinante alla riuscita del lavoro. Ogni snodo, vite o dado deve essere riprodotto nei limiti delle possibilità che la scala concede. Per esempio ho cercato di replicare il tubo che distribuisce il liquido dei freni nelle sue componenti principali, replicando anche il raccordo a T utilizzando un tubicino di acciaio saldato. I dadi montati non sono malaccio.
Ecco qui i tubi dell'acqua di raffreddamento con i manicotti colorati. Il motore è quasi pronto per essere collocato nella sua sede.
Il retrotreno comincia a prendere forma. Ho realizzato la barra di comando dei carburatori con del filo di nickel da 0,3mm di diametro e infilata negli occhielli attraverso due "cuscinetti" di rame. Le camme di comando sono ricavare da una lastrina di alpacca, sagomate e forate. Ho aggiunto gli ammortizzatori che non sono stati modificati e che sono tra le tante cose belle dei kit Tameo. Come si può notare ho già fissato le fiancate ed il roll-barr.
Il lavoro che prevede la realizzazione di tutti i particolari di un motore sembra non finire mai. I tromboncini per esempio sono sovradimensionati. E' stato necessario ridimensionare la svasatura ed aumentare il diametro interno. Si vede la differenza tra tre tromboncini modificati e quello originale.
Altro particolare largamente modificato è il gruppo della pompa di iniezione. Ogni bobina è stata forata per accogliere il cavo principale rosso ed i due cavetti che vanno infilati nei blocchetti in cima. I perni delle pulegge sono stati rifatti con filo di nickel.
Mentre il retrotreno attende con impazienza, mi concentro sull'anteriore. Il lavoro da effettuare non è complicato. si tratta di aggiungere i tubi dei freni con i relativi serbatoi, le sospensioni, il radiatore lucidato con i tubi forniti di manicotti e fascette. Ho curato molto l'assetto determinando l'altezza da terra con uno spessore e lavorando di conseguenza. Sapevo che l'assetto del kit era errato e quindi sapevo come intervenire.
Il blocco motore è fissato come pure molti particolari. I tubi di scarico combaciano perfettamente con i supporti posteriori e le mie preoccupazioni a riguardo erano infondate. L'alternatore come avevo previsto è molto visibile e mi piace molto. Ho aggiunto i tubi del liquido dei freni. Sono due, in rame è quello che porta il liquido alle pinze, in nickel quello che porta pressione dal motore ai serbatoi sull'anteriore. Sono fissati alla testata con fascette metalliche in corrispondenza dei dadi.
Dalla parte opposta si trova la batteria posta nel suo traliccio e fornita di cavi realizzati con del filo di stagno da 0,3mm, schiacciato alle estremità per simulare i morsetti e colorato in nerofumo.
Qui i dettagli cominciano a confondersi. Ho fissato la pompa dell'iniezione con relativa cinghia, la pompa e filtro benzina e un piccolo serbatoio di alluminio sopra il cambio.
Ora il retrotreno è praticamente ultimato. Gli scarichi sono stati leggermente sfumati con del nero, sia per simulare la cottura sia per nascondere la giunzione del terminale di alluminio con il resto del gruppo. I terminali sono tenuti da fascette realizzate con del BareMetalFoil nero e non da molle come ho visto fare erroneamente da qualcuno. I pneumatici purtroppo sono stati resi quasi lisci, eliminando la tassellatura. E' stato necessario perché la linea dello stampo era troppo evidente.
Anche la parte anteriore è ultimata. Ho aggiunto infatti i cavi della strumentazione ed il tubo di raccordo dei due serbatoi con i manicotti. Si può notare come i tubi del liquido dei freni siano composti da una parte rigida ed una parte morbida esterna raccordati da un tubicino di ottone.
Atro punto di vista con i cavi della strumentazione che passano sotto il rinvio delle marce.
L'ultimo pezzo da riprodurre è il parabrezza visto che la carrozzeria è stata rifatta con nuove forme. Parto da una dima di plastica della stessa forma dell'apertura della carrozzeria. Su questa faccio catalizzare dello stucco per marmo, molto duro e senza ritiri. Eseguo una prima sgrossatura per definire le dimensioni.
Con l'ausilio di una fresatrice definisco la corretta simmetria e le forme nel dettaglio.
Con il master perfettamente liscio procedo alla termoformatura. Ho realizzato in modo casalingo la mia macchina per termoformare che collego ad un aspirapolvere. Posso solo consigliare di non ammorbidire l'acetato con una fiamma ma con una pistola termica. In questo modo si evita di farsi scappare la mano con conseguente ingiallimento dell'acetato. Bene, ora è proprio tutto. Finalmente.
Non mi resta che montare il modello sulla basetta. Devo dire che mi ha appassionato molto la realizzazione di questo modello. Il fatto di avere già assemblato precedentemente questo kit per due volte mi ha offerto l'opportunità di intervenire anche pesantemente sul modello. Si, mi piace, anche se come al solito si poteva fare meglio......
Prossimamente la Gallery.